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“INCONTRARE LA MEDICINA”

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Fin dalla laurea ho desiderato lavorare nel campo della ricerca applicata. Ho trascorso un paio d’anni in laboratorio e poi sono entrata in azienda nel settore farmaceutico. Seguire un medicinale in fase avanzata di sperimentazione e accompagnarlo fino ai pazienti era esattamente ciò che volevo fare nella vita.

Ho avuto una fortuna straordinaria e ho goduto del privilegio di incrociare la mia storia personale con quella della Medicina. Per molto tempo, infatti, ho lavorato nel settore dell’HIV, una malattia che era considerata una condanna. Nella metà degli anni novanta siamo stati protagonisti di un cambiamento radicale, che ha portato i pazienti ad avere un’aspettativa di vita pari a quella di chi non è affetto da HIV! È stato un periodo di lavoro esaltante. Innovazione scientifica e travolgente calore umano.

Dopo l’esperienza con l’HIV mi sono occupata di epatite C, un’altra malattia sociale che dopo anni di studi e ricerca sta per essere sconfitta.

Casi come questi non accadono spesso nella storia della Medicina e io ho avuto la fortuna di viverne addirittura due! Si tratta di vere e proprie rivoluzioni che dai laboratori di ricerca si diffondono nella società, modificando il destino della gente. Sono avventure entusiasmanti, soprattutto per una donna. Siamo per definizione creature sensibili e inclini alla cura del prossimo; sempre un po’ madri, anche di figli non nostri. Credo che il mondo della scienza applicata sia un luogo dove le donne possono davvero fare la differenza.

In questa azienda sono considerate risorse preziose e sono ascoltate: hanno la possibilità rara di esprimersi, realizzare progetti, gestire gruppi di lavoro, conciliare famiglia e occupazione. Abbiamo a disposizione strumenti innovativi per migliorare la nostra vita, ma soprattutto ci viene lasciata la libertà di organizzare il nostro tempo individuale in relazione ai tempi della comunità.

Nel mio gruppo di lavoro considero fondamentale la professionalità, che non è solo la capacità di risolvere i problemi ma anche l’umiltà di dedicare tempo alla comprensione degli errori. Un’altra qualità fondamentale è la trasparenza, cioè la disponibilità a non nascondere le proprie difficoltà agli occhi degli altri. Occorre sicurezza interiore per chiedere aiuto, ma il confronto con i colleghi è la chiave del successo.

Anche queste sono caratteristiche che ritrovo più frequentemente nelle donne. Per noi è più facile mettere in comune le conoscenze, condividere i compiti e le responsabilità, pensare al plurale.