Sono diventata mamma un po’ tardi. Diciamo che ho avuto una vita frenetica, con il lavoro sempre davanti a tutto. Volevo diventare medico. Mia madre, che mi conosceva bene, mi suggeriva invece di scegliere un’altra strada. Sapeva che sono una persona forte e determinata, ma sensibile.
Lei si ammalò. Ebbe un tumore al seno e fui io a seguirla nel corso della malattia. L’accompagnavo alle visite, leggevo i referti, ascoltavo i dottori. Ero ancora una ragazzina, ma nell’animo mi sentivo molto medico. Le diedi comunque ascolto e mi iscrissi all’università di Chimica. Durante gli studi ebbe una grave recidiva. Così tornai a sentirmi medico, al suo fianco. A Pisa è stata seguita da un dottore meraviglioso che l’ha accompagnata fino alla fine dei suoi giorni. Ho capito quanto siano importanti le cure palliative, le terapie del dolore, il supporto psicologico e le attenzioni alla persona. Dopo la morte della mamma la nostra famiglia si è smarrita. Lei era il centro di tutto. Papà s’è fatto da parte, io ho preso in carico i miei fratelli. Sono diventata la madre di persone alle quali volevo bene, ma che non avevo messo al mondo. Mi sono sentita soffocare. Volevo rendermi indipendente e ricominciare a vivere.
Così ho iniziato a lavorare nel settore farmaceutico come informatore. È stato bellissimo viaggiare e conoscere tante persone. Ma è stato bellissimo anche scoprire che il lavoro mi avvicinava ai pazienti e ai medici, mi permetteva di frequentare l’ambiente che non avevo mai smesso di amare.
Sono stati anni intensi, pieni di impegni professionali e di gratificazioni. Ho vissuto una magnifica esperienza nel settore degli antibiotici e poi ho avuto la possibilità di aiutare, grazie al mio lavoro e ai progressi della nostra ricerca, tantissime persone afflitte da una malattia grave come l’epatite C, dove le percentuali di guarigione erano molto basse.
È stata una soddisfazione enorme. È difficile esprimere con le parole l’intensità di quel tipo di emozioni; è qualcosa di molto profondo e appagante. La Medicina non è solo una scienza, ma una missione e in una certa misura anche una forma d’arte, un mezzo di espressione. Un buon medico è come un artigiano che modifica sé stesso, modellando la materia che lavora.
Adesso mi occupo di Oncoematologia. Sono tornata a interessarmi di quelle patologie che avevano segnato la mia giovinezza e lasciato un’impronta indelebile nella mia vita. Oggi so che possiamo fare molto per contrastare anche queste gravi malattie.
Recentemente ho di nuovo incontrato il medico che aveva curato mia madre. Non ero più la giovane figlia di una paziente, ma una collega e a mia volta una madre. Per me è stato come chiudere un cerchio.