Penso che la mia storia sia emblematica di come dovrebbe essere la condizione di ogni donna nel mondo del lavoro. Tutto è iniziato nel 2003, subito dopo la mia seconda maternità. Lavoravo in un’altra azienda, in un settore diverso da quello farmaceutico, e godevo di una posizione molto buona. Eppure volevo andarmene. Il periodo della gravidanza era stato difficile e nessuno aveva accettato la mia assenza temporanea. Così decisi di trasformarla in un’assenza definitiva. Risposi a un annuncio della Janssen e accettai un incarico a tempo determinato. Non era molto, però l’azienda mi piaceva. Durante i colloqui avevo respirato un clima diverso e avevo visto “pance” agli ultimi mesi di gravidanza che sembrava volessero partorire in ufficio.
Dopo qualche tempo sono diventata mamma per la terza volta. Che differenza di stile e di trattamento rispetto alle precedenti esperienze. Ho ricevuto festeggiamenti, sorrisi e abbracci di gioia. Sembrava che stessi mettendo al mondo il figlio dell’azienda!
Ma la grande sorpresa è stata al rientro. Ero l’unica donna del gruppo, la più giovane. Temevo i classici problemi legati al reinserimento, invece sono stata promossa e sono diventata il capo del mio team di lavoro. Io mi sono sempre occupata di recupero crediti, un settore un po’ particolare del reparto amministrativo, per tradizione molto maschile.
Dopo un primo momento di smarrimento, i colleghi hanno fatto squadra intorno a me e hanno sposato la mia linea di condotta, frutto di esperienza e di una mia personale inclinazione a risolvere i problemi con il dialogo.
In genere, nel nostro settore, le parti si scontrano frontalmente. Io ho introdotto una mentalità femminile e una diversa attenzione alle ragioni del cliente. Dove prima c’erano conflitti abbiamo portato il dialogo, il tentativo di spiegare le rispettive ragioni per trovare intese vantaggiose per tutti. Mi è stata molto utile la mia esperienza di mamma di tre figli: una vita quotidiana passata sulle montagne russe, oscillando tra organizzazione e flessibilità, severità e attenzione, cura, ascolto, dedizione.
La cosa veramente interessante della nostra esperienza è stata la combinazione di caratteristiche femminili e maschili. Le “quote rosa” in quanto tali sono un concetto ormai superato. La vera novità è l’integrazione tra i sessi. Allora emerge l’essere umano nella sua straordinaria completezza.
Vorrei che esperienze come questa fossero condivise in tutti gli ambienti di lavoro. Noi donne però abbiamo una grande responsabilità e una altrettanto grande opportunità. Siamo noi che diamo vita ai manager del futuro. Quante amiche sento lamentarsi dei loro capi e poi le vedo trattare i figli maschi come principi e rimproverare le femmine perché non hanno rifatto il letto o lavato i piatti. Casa e ufficio non sono realtà distanti. Siamo noi che possiamo cambiare la società cambiando la mentalità dei nostri figli.