Skip to content
  1. Italy/
  2. “UN TRULLO NEL CUORE”

“UN TRULLO NEL CUORE”

012_mariapalma_17902.jpg

Sono nata in Puglia e da bambina pensavo che non me ne sarei mai andata dalla mia regione. Ma il destino aveva altri progetti per me. All’inizio pensavo di dedicarmi alla ricerca e sono stata molto fortunata. Ho ottenuto diverse borse di studio e ho avuto il privilegio di assistere alla nascita delle biotecnologie. Guadagnavo 500.000 lire al mese e mi sembravano un’enormità. Ero molto soddisfatta di me.

C’era però qualcosa di strano: mi guardavo intorno e nel mondo della ricerca vedevo solo giovani che arrivavano e se ne andavano. Gli adulti erano pochissimi. Dopo un paio d’anni mi sono sposata e me ne sono andata anch’io. Se volevo iniziare una vita indipendente non potevo continuare a fare la ricercatrice in Italia.

Così ho cominciato a inviare il mio curriculum alle aziende del settore farmaceutico. Decine di domande d’assunzione che restavano senza risposta. Non mi voleva nessuno. Ma come mai?

Ho provato a rimandare le stesse domande senza specificare lo stato civile. Come per magia, il telefono ha cominciato a squillare. Erano tutti terrorizzati dall’idea di assumere una ragazza sposata. Ironia della sorte, niente di ciò che i potenziali datori di lavoro temevano è avvenuto. Dopo quattro anni di matrimonio mi sono separata e sono diventata madre a 37 anni, quasi quindici anni più tardi!

Come informatore giravo la Puglia, la mia amata terra. È stato un periodo bellissimo, uno dei più intensi della mia vita. Nel frattempo è nato mio figlio. Il mio compagno viveva a Milano e scendeva a Ostuni nel fine settimana. Quando ho avuto l’opportunità di trasferirmi in sede abbiamo accettato di slancio, convinti di riunire definitivamente la famiglia. In realtà ci stavamo dividendo. Lontani dalla nostra terra, io e il bambino ci siamo un po’ smarriti. Io mi sono buttata nel lavoro, che in quel periodo era a dir poco esaltante. Ma il ragazzo si chiudeva in sé stesso, non si inseriva a scuola e non socializzava con i compagni. La sua casa restava un trullo bianco nella campagna salentina. Il problema del bambino era in realtà un problema di noi adulti. Dovevamo fare i conti con noi stessi, le nostre aspettative, i nostri veri desideri.

Avevamo dato per scontato di essere una famiglia e abbiamo scoperto che non era così. Però era giunto il momento di diventarlo.

Oggi siamo tutti molto più sereni. La grande casa di campagna ci attende in Puglia come luogo di vacanza. La vita è a Milano, per tutti e tre. L’azienda mi è stata molto vicina nel corso di queste trasformazioni. Mi ha permesso di risolvere i problemi in famiglia senza crearne in ufficio.

Adesso, nel mio gruppo di lavoro c’è una collega che sta per diventare mamma. Sono certa che questo bambino porterà tanta gioia a tutti. La maternità offre nuove prospettive sul futuro. La concretezza di qualcosa che va oltre noi e ciò che siamo nel presente.

Ci aiuteremo a vicenda e i problemi di questa giovane madre saranno anche problemi nostri. Li risolverà insieme a noi.